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Andrea Doria

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Paolo Lingua

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Se Machiavelli lo avesse conosciuto forse si sarebbe ispirato a lui quale modello per il suo Principe; ma non ebbe il tempo né il modo, se non una sola volta, e di sfuggita. Più stretti invece i legami del Doria con Guicciardini, anche se fra i due non corse mai buon sangue. Andrea Doria aveva la tempra del corsaro, il fascino del principe, la lucidità dell’uomo di Stato. Nato povero, cadetto di un ramo minore della più illustre famiglia ligure, fu prima capitano di ventura al soldo di padroni diversi, poi – a quarantasei anni – s’improvvisò
ammiraglio, per la Francia, per il Papa, per Genova. Conquistò il potere assoluto a sessantun’anni e lo tenne saldo fino a novantaquattro, sopravvivendo a guerre, assalti, congiure; la più sanguinosa, quella del Fiesco, ispirò drammaturghi come Schiller e filosofi come Rousseau. La sua alleanza con la Spagna di Carlo V inserì la Repubblica di Genova nella politica internazionale del tempo, facendo dei banchieri genovesi, gli arbitri della finanza europea per quasi due secoli. Severo con se stesso e con gli altri, condusse vita austera. Mai gli venne meno il coraggio della ragione: fosse solo per questo, merita d’essere ricordato.
 
Paolo Lingua (Genova, 1943) è direttore dell’emittente ligure Telenord, dopo trentasette anni trascorsi nella carta stampata (“Il Secolo XIX” e “La Stampa”), e romanziere (Assessore di denari, Rusconi, 1976; Piove governo ladro, Mondadori, 1980; La bussola amorosa, Bompiani, 1981; La via dell’ambra, Bompiani, 1981). Da molti anni si occupa di storia (I Grimaldi di Monaco, De Agostini, 1986; Caterina degli ospedali,
Camunia, 1994; Mazzini il riformista, Ecig, 1992; Enrico il Navigatore, Camunia, 1994; La storia del Brasile, Ecig, 2000; Breve storia dei genovesi, Laterza, 2001). Appassionato di storia della gastronomia (La cucina dei genovesi, Muzzio, 1988; La cucina del Ponente Ligure) è delegato di Genova dell’Accademia Italiana della Cucina.
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