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I canti del fascismo

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Giacomo De Marzi 

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La raccolta più completa di canti del fascismo e di tutte le loro varianti,
compresi gli sfottò della controparte politica

Nel proporre questa raccolta non si è inteso operare una scelta nostalgica, bensì evidenziare come in questi canti sia evidente l'intento “propedeutico” da parte del regime nei confronti del popolo italiano, visto come un’entità da plasmare secondo un’etica rigidamente fascista. Inni, marce e canti, infatti, rivestirono un’importanza vitale poiché illustrando le prodezze dei “marciatori” della prima ora, la gloria del riconquistato “impero” e la necessità e la bellezza della battaglia, contribuirono a garantire al regime quel consenso tanto cercato.In ogni caso, per il regime fascista, il vero canto “etico” non fu quello imperniato sul torbido dopoguerra, bensì quello teso a mostrare al mondo sia il nuovo cittadino italico ormai trasformatosi, al tempo del duce, in fiero guerriero, sia l’intima unione della grandezza dell’antica Roma con il fascismo rinnovato e rinnovatore.Nel canzoniere fascista ci furono tutti e un po’ di tutto: camicie nere e balilla, manganellatori e manganellati, eroi e martiri, quarte sponde e colli fatali, posti al sole e mari nostri, soldati e studenti, madri e sorelle, operai e legionari, sommergibili e carri armati e quant’altro; il regime volle canti eroici, perché in essi vide – come nel cinema – secondo la nota locuzione mussoliniana, «l’arma più forte» e gli autori, da Blanc a Ruccione, da Spetrino a Pellegrino, da Arconi a Filippini, offrirono agli italiani una grande messe di canti.

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