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La fatica di essere sardi Vedi a schermo intero

La fatica di essere sardi

Alfredo Franchini 

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Il libro. Nel 2006 la Sardegna non potrà più contare sulle risorse dell’Europa: uscirà dall’Obiettivo 1, la fascia d’aiuti riservata alle regioni in ritardo di sviluppo, e dovrà scegliere una precisa strategia economica. Ma l’isola è in ritardo, rischia d’essere tagliata fuori dei circuiti economici globalizzati e i giovani sfiorano la “terzomondizzazione”. Se la Sardegna potesse parlare racconterebbe le penalizzazioni subite dai governi nazionali, gli svantaggi d’un popolo che non ha un’autostrada, non dispone del metano (e quindi paga un costo maggiore per l’energia elettrica rispetto agli altri italiani), ha conosciuto solo l’industria fittizia delle Partecipazioni statali. Nelle città costiere affollate e nelle zone interne che registrano una densità da zone montane il sistema economico cede e i sardi diventano un popolo di consumatori nel segno della Mcdonaldizzazione della società. Serve, dunque, un’inversione di tendenza ma la classe dirigente, che pure ha scritto una storia importante nel Paese con due presidenti della Repubblica e due segretari del maggior partito d’opposizione, non riesce ad uscire dallo stato di confusione in cui è precipitata. E per questo anche il tema dell’identità è adoperato spesso per mascherare l’incapacità dei governanti che vivono l’insularità come un rifugio laddove il confine naturale si tramuta non nel desiderio di valicarlo ma in un problema di comunicazione.